Poetry
regia di Lee Chang-dong, 2011
Quando il cadavere di una ragazza affiora dalle acque di un fiume, qualcosa nella quotidianità di Mija – badante part-time affetta da alzheimer – si incrina man mano che scoprirà di più sulle ragioni che hanno portato al suicidio della giovane. La morte scorre sul fiume, placido ma incessante, e la tranquilla vita di provincia, fatta di routine e coazioni a ripetere, viene turbata dal macabro inaspettato, cercando disperatamente di riassorbirlo nella propria bambagia protettiva.
Definirei Poetry un film appartenente alla categoria delle “2LL”, vale a dire un film del genere “Lungo e Lento”, caratteristiche a mio parere innegabili che potrebbero essere considerate difetti se utilizzassimo il registro dei film commerciali che vanno per la maggiore.
Tuttavia se siete alla ricerca di un film che esce dal coro, attento ai particolari e che se ne infischia delle mode, allora dedicate senza indugio una serata a Poetry.
Il titolo in realtà potrebbe trarre in inganno, ma non troppo: si, si narra anche della poesia, del mondo in cui comporla, ma soprattutto della passione per ciò che ci circonda, dagli alberi al microcosmo… E’ vero però che dietro ad un titolo così lapidario ci sta un dramma familiare complesso e doloroso e Mija, la protagonista femminile interpretata da Yu Junghee, è un’assistente / badante “quasi anziana” all’inizio della Malattia di Alzheimer.
Beh, direi che vi ho già detto troppo, preparatevi un caffè forte e buona visione!
mario
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